Social Media Intelligence / Prosecco
Citazioni del "Prosecco" sui social mediaAbbiamo introdotto un nuovo servizio di monitoraggio delle conversazioni sui social media italiani e internazionali. Lo abbiamo denominato Social Media Intelligence. E' un pacchetto di servizi riservato alle aziende vitivinicole e ai loro brand, serve a formare le risorse interne delle aree marketing e comunicazione all'attività sui social media. "Preparare, ascoltare, parlare, coinvolgere" sono le quattro fasi richieste per essere attivi sul mondo online.
Per realizzare il monitoraggio ci avvaliamo di diversi strumenti di lavoro, i quali forniscono molte informazioni sulle tendenze, quantità e qualità delle conversazioni online. Alcune di queste informazioni le vogliamo rendere disponibili al nostro pubblico di lettori.
Per cominciare, abbiamo scelto di monitorare la denominazione del Prosecco, sicuramente il brand della spumantistica italiana più noto e affermato su scala internazionale.
"Buzz Index" per il Prosecco, settimana del 7.12.2009Il primo dato di immediato interesse è il "buzz", il brusio, ovvero l'insieme delle conversazioni in corso sui social media (tra i principali oggetto di osservazione: blog, Twitter, Facebook). L'indice riportato qui a lato indica la variazione percentuale di citazioni del Prosecco nella settimana indicata rispetto alle due settimane precedenti.
Il grafico che segue mostra l'andamento delle medie settimanali delle citazioni di Prosecco.
Sono interessanti i confronti con le principali denominazioni. Cominciamo dal confronto tra spumanti italiani, ovvero la denominazione Prosecco vs. Franciacorta e Trentodoc (l'Oltrepo' Pavese, come tutte le altre denominazioni spumantistiche italiane, non compare tra le citazioni in rete: troppo piccole per trovare riscontro online - o meglio, i loro sforzi di comunicazione in questo senso sono irrilevanti).
Ecco l'andamento delle citazioni negli ultimi 6 mesi.
La schiacciante visibilità del Prosecco viene magnificata dalla rappresentazione per "quote di mercato" delle citazioni degli ultimi sei mesi.

Passiamo al confronto internazionale. Il raffronto avviene tra Prosecco vs. Champagne e Cava.
Gli stessi dati nella rappresentazione della "quota di mercato" delle citazioni.






dicembre 14, 2009
Reader Comments (19)
Molto interessante!
Sarei curiosa di sapere quali strumenti di monitoraggio avete utilizzato.
Pamela
Dacisamente interessante.
@Pamela, grazie per l'interesse. Si tratta di diversi software specializzati e dal costo elevato. Sono una sorta di motori di ricerca in real-time che forniscono i trend sulle conversazioni in atto nei social media.
Giampi,
congratulazioni! Straordinariamente interessante! Ti devo assolutamente costringere a leggere alcuni articoli e a sperimentare del software che io e i miei accoliti abbiamo definito per integrare diversi strumenti di monitoraggio del Web per identificare non solo la percezione di un brand ma anche la creazione spontanea di nuovi concetti di prodotto da parte delle comunità... con esemplificazioni e applicazioni specifiche al settore alimentare e del vino. Siamo in corso di definire accordi con importanti software house e system integrators per un deployment della nostra architettura. Mi piacerebbe moltissimo se ci fosse un'opportunità per collaborare.
-- Remo
scusa la mia ignoranza in merito! Lo scopo preciso di di questo programma qual'è? voglio dire, una volta che ho capito qual'è la parola più usata nel web come utilizzo i dati?
@Remo, grazie, ci sentiamo sul "canale privato".
@Luca, queste tecniche forniscono un monitoraggio sull'andamento delle conversazioni in rete. Argomenti di discussione, marchi, denominazioni, concorrenti: sono tutti elementi che vengono misurati per pesarne la visibilità e popolarità. Su questi si incrociano le informazioni sui blog e autori di commenti, twits, ecc. più seguiti e commentati (indici di influenza), oltre alla valutazione del "sentiment" prevalente sulle keyword suddette, e le espressioni verbali più utilizzate dal pubblico. A titolo di esempio, vengono estratte le definizioni sul valore di un vino (tratte dai commenti del pubblico), come pure note di percezione di particolari caratteristiche dei vini, ecc.
Un'insieme ampio e articolato di informazioni sia quantative che qualitative.
@Luca: in altre parole, non si tratta semplicemente di "capire" qual'è la parola più utilizzata nel web, ma di tenere sotto controllo un numero abbastanza consistente concetti e vedere come si comportano o l'uso che ne fanno gli utenti in rete. L'utilizzo che poi si può fare di tali dati da parte di un'azienda o di un ente (Consorzio, denominazione) è vario e costituisce uno degli oggetti della nostra consulenza...
;-)
Capito! grazie per la spiega :-)
complimenti. molto interessante, ovvero: <<....... la forza di una parola!>>, anche italiana, se unica e identificativa.
Grazie gentile Comolli, la sua è un'autorevole opinione che ci gratifica.
Taaaaanto difficile. Mah !!!
Bravi !!!
L'utilità è presto detta. Pensiamo ad un'azienda vinicola che ha una linea vini abbastanza conosciuta e voglia sperimentare una campagna web per migliorare la percezione di quel vino.
Strumenti come questi, usati pre e post campagna possono dare un'indicazione sull'esito della stessa. Cosa che in altri ambienti è di difficile esecuzione o particolarmente costoso.
@StefanoFra, si spieghi! ;-)
@Max-Wino, grazie: hai centrato perfettamente uno degli scopi di queste ricerche.
Conoscervi è stato davvero una rivelazione, umanamente e professionalmente.
Devo dire che, rispetto alla nostra chiacchierata, quanto pubblicato su questo post risponde empiricamente ad alcuni interrogativi che mi erano rimasti in mente.
Se i miei colleghi produttori dopo aver letto questo non capiscono cosa sta succedendo poi non dovrebbero lamentarsi di non vendere.
Non che la comunicazione online sia ancora tutto, prezzo, distribuzione e logistica hanno sicuramente la loro importanza, ma sono sempre niente rispetto all'essere noti.....
Grazie e buon lavoro!
Tom
Grazie Tom, noi facciamo del nostro meglio, che accada ciò che deve.
A presto.
Questo articolo è un'ottimo esempio di come vendere aria fritta in questo periodo di "frenesia 2.0". Una bella scritta 'Buzz: +27%', un po' di grafici fatti con Google Charts (che fa tanto "duepuntozzero"), Twitter di qui, Facebook di là... ma soprattutto "software specializzati e dal costo elevato". :D
Dove li avete trovati questi misuratori di social buzz share? Su KillerStartups? Oppure FeedMyApp? Oppure ancora vi siete semplicemente fermati a Google Trends e BlogSearch e poi avete invetato la storiella della Social Media Intelligence? Mah... ai lettori (se mai questo commento verrà pubblicato): leggete mashable, lì ci trovate un bel po' di webapp (alcune anche gratuite) con cui potrete anche voi entrare a far porta dell'intelligence dei social media :D
Caro "pinguino", i nostri lettori leggono tutti i commenti. Questo blog non è moderato, e persino certi pennuti possono scrivere, ovviamente in base alle loro capacità.
Grazie per la lezioncina in forma anonima: leggiamo anche noi Mashable, insieme a tanti altri contenuti disponibili in rete. Forse non colgo l'ironia della sua prosa, ma vediamo se riusciamo a dialogare: lei può senz'altro costruire la sua casetta con i mattoncini della Lego, noi preferiamo solidi mattoni, come gli strumenti di analisi utilizzati da molte agenzie professionali internazionali.
Lei può rivolgersi al primo geometra che passa, magari lo paga anche in nero e sai che vantaggio. Noi preferiamo essere architetti, ovvero professionisti che usano strumenti adeguati. Certo, in qualche caso esistono applicazioni "gratuite" che svolgono egregiamente alcune funzioni. Noi preferiamo quelle complete, professionali, ricche di strumenti di analisi e aggiornate di frequente.
"Noi preferiamo quelle complete, professionali, ricche di strumenti di analisi e aggiornate di frequente." Ok, questo è a mio parere corretto e legittimo. Ognuno usa gli strumenti che ritiene più adeguati. Quello che non condivido è il concetto di fondo che (forse sono prevenuto e lo noto solo io) si insinua dietro queste parole: il tentativo di convincere il lettore in merito all'equazione "io pago i miei strumenti, perciò il mio lavoro è valido, di conseguenza sappi che la mia consulenza ti costerà un'occhio". Nessuno mette in dubbio la bontà del lavoro svolto, ma la risposta data nel terzo commento davvero non si può leggere! "software specializzati e dal costo elevato". Sì, se ha visto dell'ironia nel mio commento precedente, ha visto bene. Ironizzavo su questa mentalità provincialotta e prettamente italiota di tentare di stupire il lettore infarcendo il discorso con parole come "buzz", "share" e simili, affermando che "pagare è meglio", nella speranza di prepararlo ad aprire per bene il portafogli (nel caso si tratti di un potenziale cliente).
Scusi, "pinguino", di cosa stiamo parlando? Costo elevato? Certo: elevato rispetto alla gratuità di certe applicazioni. Qui si parla di varie centinaia di euro o dollari al mese per i fee di abbonamento e uso.
A ciò si aggiunge il nostro valore aggiunto di analisti e comunicatori competenti nelle questioni del vino (l'unico ambito al quale applichiamo le nostre analisi di social media intelligence), in grado di aiutare le aziende a inserirsi nelle dinamiche dei social media.
Non è per tutti, questo sì. Interessa ad aziende fortemente esportatrici, con marchi affermati e conosciuti sui mercati internazionali. Interessa a consorzi e raggruppamenti di marchio. La piccola azienda può benissimo usare strumenti più limitati e gratuiti.
L'importante è poter scegliere in base alle proprie caratteristiche e necessità competitive, e quindi in base al budget disponibile.
Un'ultima cosa: "buzz" e "share" sono parole internazionali ampiamente usate e accettate. Provinciale usarle? Decida lei, la questione è assolutamente irrilevante per noi e per i nostri clienti.